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La strada del perdono

Tornare sereni dopo un’offesa è possibile rispettando i propri tempi. Ecco come fare



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di Barbara Gabbrielli

Una parola fuori posto, un’offesa, un tradimento, un danno... Sono molte le ferite che ci fanno pro­vare rabbia, risentimento, desiderio di vendetta. Tutti sentimenti naturali e inevitabili, ma che non leniranno il tuo dolore. L’alternativa è perdonare, un atto indispensabile per liberarti da quel peso. Un team di ricercatori dell’Università di Pisa ha scoperto che condonare un torto subito è un processo cognitivo che consente di trasformare un evento negativo in positivo. Le aree cerebrali coinvolte sono quelle della corteccia parietale inferiore, associata all’empatia, e del precuneo, attivato per comprendere che chi ci ha offesi è un altro essere umano, simile a noi. Tutti siamo ca­paci di perdonare, basta volerlo. Ecco il percorso interiore suggerito dalla nostra esperta per impa­rare a farlo.

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 >Chiediti come stai
Se il dolore e l’odio occupano i tuoi pensieri, se la tua vita è rimasta marchiata a fuoco dall’azione di un’altra persona, vuol dire che è arrivato il momento di cambiare. «Il primo passo da fare è acquisire la consapevolezza di come stai vivendo in questo momento», suggerisce la psi­coanalista Valeria Egidi. «Solo così potrai decide­re che cosa fare. Se staccarti definitivamente da quell’evento o rimanere legata all’offesa».

>Libera le tue energie
Non perdonare significa permettere al passato di tornare in qualsiasi istante con tutto il suo carico di negatività. «Reagire a un’offesa chiudendosi nella rabbia è come rimanere fermi nel tempo», conferma la psicoanalista. «Le energie ven­gono bloccate e così si finisce per ri­muginare e risultare schiavi di quell’e­pisodio. Un meccanismo che potrebbe a lungo andare causare ansia e depressione».

>Prenditi il tempo necessario
Se hai deciso di smettere di soffrire, devi fare in modo che l’offesa non ti provochi più dolore. Devi insomma trasformare l’evento negativo, guardarlo con occhi diversi. Un tradimento, per esempio, potrebbe aiutarti ad aprire gli occhi su ciò che non va nella tua relazione. Ma attenzio­ne, non si perdona da un giorno all’altro. A volte, per chiudere un capitolo doloroso della tua vita o per dimostrare che sei “superiore”, potresti cede­re a un perdono solo apparente perché concesso troppo in fretta, senza aver metabolizzato ciò che è accaduto. «Si chiama “negazione euforica”», spiega Egidi. «Il perdono, quello vero, non può arrivare subito. Ci sono tempi fisiologici da rispet­tare, perché è il frutto di un’elaborazione perso­nale, simile a quella per un lutto».

>Riconosci i tuoi errori
Per perdonare serve empatia, cioè la capacità di metterti nei panni dell’altro. Ma non è tutto qui. «Occorre comprendere e accettare i limiti degli altri, ma anche i nostri», spiega la psicoanalista. «Accade soprattutto nelle relazioni più intime. Una madre, per esempio, ri­uscirà a perdonare il figlio solo ammettendo di non essere la mamma perfetta». E se una vittima non conosce l’aggressore? «In questi casi occor­re ammettere che nel mondo c’è una buona dose di cattiveria, e pensare che chi fa del male non sa che cosa sia il bene», spiega la psicoanalista.

>Recupera la fiducia
Può sembrarti paradossale, ma è più facile per­donare il pirata della strada che ti ha investita e se ne è andato, che il partner che ti ha tradita dopo 20 anni di vita insieme. Più sei legata alla persona che ti ha offesa, maggiore sarà la tua difficoltà a capire perché lo ha fatto. «Con chi sentiamo vicino, le aspettative sono sempre altissime. Ecco perché, oltre a per­donare, occorre ritrovare la fiducia», spiega Egidi.

>Chiediti che cosa vuoi in cambio
Se hai un forte spirito religioso, potresti pensare che non spetti a te, ma a Dio, giudicare chi ha sbagliato. Oppure pensi che il tuo perdono dipen­da dal pentimento dell’altro. «Tuttavia il vero perdono è un gesto generoso, incondi­zionato, che non chiede nulla in cambio. È un dono per chi ci ha offesi, ma soprattutto è un regalo che facciamo a noi stessi», spiega Egidi.

>Verifica se hai smesso di soffrire
Il giorno in cui riuscirai a vedere il mondo con occhi nuovi, senza sentirti perseguitata dalla sfor­tuna, né pensare all’altro come a un nemico, sa­rai sulla giusta strada. «Esaminare il torto subito sotto diversi aspetti e pensare all’offensore come a un essere umano sono passaggi fondamentali», spiega Egi­di. «Il perdono allora lenirà il dolore, ridarà fiducia in se stessi e ristabilirà le basi di una relazione». Ma occorre aver perdonato realmente. «A volte lo facciamo con la testa ma non con il cuore», con­clude Valeria Egidi. «Magari lo si scopre da un sogno o da un accesso di rabbia. Così si capisce che il rancore è rimasto sopito dentro di noi».

Non tutto si può perdonare
«La decisione è personale e mai scontata», afferma la psicoanalista Valeria Egidi. Certo, c’è offesa e offesa.Un giudizio che non ti è piaciuto, una mancanza di attenzioni? «Portare rancore per offese così lievi è spesso indice di una certa meschinità e di un eccesso di narcisismo», commenta l’esperta. «Perdonare, in questi casi, significa semplicemente chiarirsi». Un tradimento, una bravata, un gesto insensibile? «Dipende molto da come viene vissuta l’offesa», dice la dottoressa Egidi. «È fondamentale anche l’aiuto di un soggetto esterno che può provare a intercedere, a far ragionare i due antagonisti».Una violenza, un incidente, un’offesa grave? «Nelle situazioni più traumatiche non è scontato perdonare», spiega la psicoanalista. «E soprattutto non è lecito chiedere alla vittima di farlo. Si può solo sperare che intraprenda questa strada. Per se stessa».

Testo pubblicato sul n. 28 di Starbene in edicola dal 30/6/2015

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