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Schadenfreude: ecco perché godiamo delle disgrazie altrui

La tua collega è stata licenziata senza preavviso e te ne senti contenta? Ad animarti è la “Schadenfreude”, un sentimento speculare all’invidia. Scopri di che si tratta e quando nasconde qualcos’altro



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Foto: iStock


di Gregorio Grassi

Ci hanno insegnato che non si deve godere delle disgrazie altrui. Ora un libro ci spiega perché invece lo facciamo tanto spesso. Stiamo parlando di Schadenfreude: il piacere delle disgrazie altrui di Wilco W. van Dijk e Jaap W. Ouwerkerk. Il titolo è preso in prestito da una parola tutta tedesca, senza equivalenti in lingua italiana. La definisce per noi l'introduzione del volume, in vendita dal 28 ottobre per Edizioni Edra: «La Schadenfreude è l'immagine speculare dell'invidia. Quest'ultima è quel malessere che sorge quando qualcun altro possiede qualcosa di desiderabile. La Schadenfreude al contrario è quella sensazione di felicità che si prova quando un'altra persona va incontro a una sventura». Insomma, ti senti contenta quando il collega più bravo di te viene licenziato senza preavviso? O ti ritrovi a sorridere scoprendo che l'auto del vicino di casa chiassoso ha preso una multa al parcheggio? Ecco, questa è Schadenfreude!


UN'INDAGINE PSICOLOGICA

A Schadenfreude: il piacere delle disgrazie altrui hanno contribuito diversi autori fra psicologi, sociologi e filosofi che, partendo da esempi notissimi come le risate suscitate dalle clip di Paperissima, hanno compiuto un'analisi del fenomeno sotto tutti suoi aspetti, cercando di rispondere a queste e altre domande. L'idea che emerge è quella di un sentimento in chiaroscuro, strettamente legato alla nostra rete di relazioni sociali. In particolare alla nostra maniera di confrontarci con l'altro e di percepire noi stessi. Quando il confronto pende a nostro sfavore, invidiamo l'altro e desideriamo che venga degradato, che "riceva una bella lezione". Spesso così ci ritroviamo a godere di una sventura che gli è occorsa, e a dirci: «giustizia è stata fatta!» Ma lo "Schadenfroh", colui che gode malignamente, non è mai la causa di questa sventura. Non è un vendicatore. È un osservatore passivo che si siede sulla sponda del fiume aspettando di vedere passare il cadavere del proprio nemico.


SEI UNA SCHADENFROH?

«Sicuramente c'è Schadenfreude e Schadenfreude» spiega la psicologa Maria Malucelli, psicologa e psicoterapeuta a Roma. «Se ridiamo per qualcuno che ha fatto una gaffe o ha subito un infortunio divertente, non c'è nulla di male. Allo stesso modo non bisogna colpevolizzarsi se si gode quando una persona che ci ha fatto un torto subisce un danno, perché è normale che noi desideriamo per lui una sorta di contrappasso. Ma se la ricerca di Schadenfreude diventa ricorrente e ossessiva, potrebbe essere un segnale di un disturbo psicologico radicato. Affrontare una terapia psicoterapeutica potrebbe fare emergere problemi come bassa autostima, frustrazione o depressione».

30 settembre 2016


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