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Pensieri negativi: le dritte per affrontarli

Occorre un percorso di “decrescita personale” per prendere le distanze da ciò che crea stress. Ecco come fare



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di Francesca Soccorsi

Come un criceto che corre sulla ruota, i pensieri negativi si inseguono nella nostra testa, attivati dallo stress. Capitano a tutti le giornate storte e, inconsciamente, siamo noi stessi a complicarci la vita. Colpa del nostro ego: ci consideriamo il centro del mondo e siamo convinti di essere le vittime predestinate ogni volta che abbiamo un contrattempo.


Però la buona notizia è che non siamo condannati a soccombere: basta iniziare un percorso di “decrescita personale”, prendere le distanze da ciò che ci stressa e riscoprire i piaceri del quotidiano. Il medico canadese Serge Marquis, autore del best seller Ferma il criceto che hai in testa (Rizzoli, 14,90 €), spiega cosa fare in alcune situazioni-tipo in cui il criceto si scatena.


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IN UFFICIO SENTI DI NON CONTARE NIENTE


Lavori come segretaria: pensi spesso di essere l’ultima ruota del carro e di aver sprecato il tuo talento accontentandoti di un mestiere poco qualificato.


La soluzione - «Quando sei in crisi, rifletti sulla sofferenza fisica generata dai pensieri negativi con cui convivi, annotando i sintomi del tuo malessere su un foglio: riuscirai a focalizzarli uno a uno e a comprendere che stai procurando dolore solo a te stessa», consiglia Marquis.


«Poi medita sui dettagli del lavoro che svolgi ogni giorno: il tuo corpo sarà pervaso da una sensazione di pienezza e sentirai imporsi in te la parola soddisfazione. Ad aprirti gli occhi, infatti, sarà la consapevolezza di un compito ben fatto. La decrescita personale sarà raggiunta e la sofferenza si calmerà».



SEI IN CODA AL SUPERMERCATO E LA TUA FILA SI FERMA


Proprio quando è il tuo turno, arriva la responsabile per controllare il contenuto della cassa. «Possibile che capiti sempre a me?», ti chiedi. Così provi la rabbia e la tensione tipiche dei comportamenti “egoici”.


La soluzione - «Nel momento della massima irritazione, immagina l’ego come un parassita dei tuoi pensieri e raffigura il criceto che si agita nella tua testa come un animale pieno di pulci. Ripugnante, no?


Prova a spostare l’attenzione su ciò che ha valore: la danza della pioggia sui tetti, il pulviscolo d’oro sulla corteccia degli alberi. Se riuscirai a contemplare tutta questa bellezza, l’“io, io, io” alla fine si calmerà e molti dei problemi che ti assillano si dimostreranno inezie», rassicura Marquis.

TI GUARDI ALLO SPECCHIO E NON TI PIACI


La preoccupazione per la tua immagine ti perseguita ed è dovuta alla paura di essere giudicata dagli altri.


La soluzione - «Prova per qualche minuto a non usare l’io o il me, come se si trattasse di quel gioco in cui bisogna rispondere alle domande senza dire sì e no. Inizia a farlo durante una discussione fra amici: parla con loro senza usare le parole io, il mio, me.


In questo modo imparerai a non ingaggiare duelli verbali con le persone per affermare il tuo punto di vista e ad apprezzare il dono del dialogo, che arricchisce gli interlocutori», raccomanda Marquis. Risultato? Anche l’ossessione per il giudizio altrui perderà consistenza.

RECRIMINI SULLE SCELTE DEL PASSATO


Sprechi un mucchio di tempo a ripercorrere storie vecchie nell’illusione che, rivangandole, il finale sarà migliore.


La soluzione - «Chi si stressa per cercare di cambiare il passato e conformarlo ai propri desideri favorisce la crescita del proprio ego, anziché la decrescita. Che cosa devi fare perché non accada? Il respiro è cruciale: prendi coscienza dell’aria che attraversa le narici e, inspirando, gonfia l’addome per rilassare il diaframma. 


Così stimoli il nervo pneumogastrico, che invia un segnale al cervello intimandogli di bloccare la secrezione degli ormoni dello stress, cioè quelli che ti fanno vivere tormentandoti su ciò che è stato e che avrebbe potuto essere diverso», spiega l’esperto.

LUI TI HA LASCIATA E NON RIESCI AD ANDARE AVANTI


La fine di una relazione è un dramma. Succede molto spesso, perché tendiamo a identificarci con l’oggetto del nostro attaccamento e non tolleriamo di perderlo.


La soluzione  - Prova a guardarti da fuori, come farebbe un’altra persona: «Così potrai vedere le manifestazioni fisiche della tua tristezza, i ricordi che scorrono e i pensieri negativi: noterai il senso di oppressione, le palpitazioni, gli irrigidimenti e scoprirai in quale parte del corpo è annidata la sofferenza.


Non giudicare, non aggrapparti al passato, ma limitati a osservare. Lentamente ti sentirai più calma e riuscirai a pensare al tuo ex senza ostilità, perché la tua consapevolezza sarà occupata solo dalle sensazioni corporee», rassicura Marquis.

ANSIA E ANGOSCIA: QUANTO FANNO MALE


Lo stress finisce molto spesso sul banco degli imputati come responsabile di gran parte dei nostri mali. Il dottor Massimo Agnoletti, psicologo specialista in gestione dello stress, spiega perché. 


Lo stress ha davvero così tante colpe?

«Quello cronico sì, perché altera la produzione di cortisolo: un eccesso di questo ormone danneggia alcune aree cerebrali dedicate al controllo degli impulsi, facilitando l’attivazione di emozioni negative. La conseguenza è l’adozione di comportamenti (fumare, bere alcolici, consumare cibo “spazzatura”) finalizzati a compensare le emozioni negative grazie al loro effetto antistress, istantaneo ma poco duraturo. Infine, lo stress prolungato è responsabile dell’invecchiamento cellulare, perché accorcia i telomeri, protettori e riparatori del Dna. Il risultato? Predisposizione a malattie cardiocircolatorie e oncologiche».


Siamo tutti stressati?

«L’American Psychologist Association ha chiarito che il 75-90% delle visite ambulatoriali effettuate dai medici è dovuto a disturbi collegati allo stress», chiarisce Agnoletti. «In Italia, il Dipartimento di studi clinici dell’Università La Sapienza di Roma ha calcolato che 7 italiani su 10 muoiono per patologie che vedono lo stress come una delle cause principali, 1 su 3 è ansioso, 12 milioni e mezzo fanno uso di ansiolitici e quasi altrettanti hanno avuto almeno un periodo depressivo durante la vita». 


Che cosa ci stressa?

«Eventi acuti, come la perdita del lavoro, un lutto, la fine del matrimonio, oppure situazioni croniche: una professione che non ci piace, la sensazione di non avere tempo per le cose che vogliamo fare, i contrattempi, le preoccupazioni».


Se ne esce solo con i farmaci?

«Non necessariamente», rassicura Agnoletti. «In alternativa o in combinazione con i medicinali, che vanno presi solo in un contesto di urgenza e per un periodo limitato, spesso bastano tecniche di mental training che, apprese con l’aiuto di un professionista, possono essere utilizzate in autonomia».

Articolo pubblicato sul n.16 di Starbene in edicola dal 05/04/2016

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