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Ossessioni: come vincerle

Sono pensieri ripetitivi, che imprigionano in timori, dubbi e rituali. Ecco come uscire dal circolo vizioso



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di Marta Erba

Lo conosci il paradosso dell’orso polare? Se qualcuno ti dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, non potrai fare a meno di visualizzare l’animale. È questo il meccanismo alla base delle ruminazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare.

La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi è perseguitato da questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non è solo inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smette di rimuginare e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine.

COME SI CADE IN TRAPPOLA

Facciamo un paio di esempi. Elena teme che il suo compagno possa abbandonarla. Luisa, invece, è ossessionata dall’idea che il figlio possa avere un incidente in moto. All’inizio sono solo ipotesi,
ma nel giro di poco tempo diventano chiodi fissi, ed entrambe finiscono per passare gran parte del tempo a fantasticare sulle eventualità che temono.

Più cercano di non pensarci, più nella loro mente si insinuano idee perturbanti: Elena fantastica sul fidanzato che le rivela di non amarla, Luisa visualizza il figlio grondante di sangue o riverso sulla strada senza vita. Come nell’esempio dell’orso polare, più si sforzano di non pensarci, più ci pensano.

Non basta: il rimuginìo continuo finisce per rendere la “storia” pensata più verosimile di quello che è. Vedendo in continuazione con la mente il compagno disamorato o il figlio gravemente ferito, Elena e Luisa finiscono per percepire l’evento temuto come molto probabile.

E c’è anche una terza trappola, più sottile: vedendo che l’evento non si verifica (il compagno di Elena continua a essere innamorato di lei, il figlio di Luisa rientra ogni sera sano e salvo), entrambe le donne possono convincersi che sono proprio i loro pensieri ossessivi ad averlo impedito. Così il rimuginìo diventa una sorta di rituale magico-scaramantico per continuare a controllare le paure. Un vero e proprio corto circuito.

CHI È PIÙ A RISCHIO

Può capitare a tutti? Probabilmente sì, ma alcune persone sono più predisposte di altre: chi ha un senso di responsabilità esagerato, per esempio, chi è propenso ai sensi di colpa, chi tende a sovrastimare i pericoli, chi fatica a tollerare l’incertezza. Ma soprattutto chi è portato a pensare più che a sentire, cioè tende a reprimere i propri vissuti dolorosi trasformando le emozioni in rimuginazioni interne.

Chi è vittima di questo problema, in genere comincia col farsi prendere da un timore, quindi esamina tutte le possibilità di pericolo, focalizzandosi sull’ipotesi peggiore, allo scopo di dimostrarle false. Ma l’intento fallisce, poiché la certezza assoluta non è mai possibile.

Al contrario ogni dubbio finisce per alimentare ulteriori dubbi, ai quali la persona cercherà di dare risposte razionali, ottenendo invece di invischiarsi sempre più profondamente in una catena ossessiva e infinita di dubbi. A un certo punto nemmeno ricorderà più il dubbio da cui tutto era partito: perde il controllo della propria mente, che non riesce a fare altro che rimuginare in continuazione sugli stessi pensieri. 

LA SOLUZIONE- Per evitare di diventare preda di pensieri ossessivi, è fondamentale abituarsi a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, e a chiedere “carezze emotive” quando se ne sente la necessità. Spesso alla base delle ossessioni c’è un problema di solitudine: si dialoga con se stessi perché si è soli, ma il confronto con sé è ripetitivo e potenzialmente infinito.

Una tecnica utile a fermare i pensieri ossessivi è stata ideata dal gruppo di Giorgio Nardone di Arezzo (psicoterapia strategica) e consiste nel “bloccare le risposte per inibire le domande”. Poiché il problema sono i dubbi di partenza, ma questi dubbi intrusivi non si possono bloccare (poiché pensare di non pensare equivale a pensare ancora di più), quello che si può bloccare sono i tentativi di dare risposta ai dubbi, che aprono la strada al circolo vizioso di domande e risposte.

Imparando a bloccare le risposte, si arriverà gradatamente a inibire le domande, perché sono le risposte ad alimentare i dubbi. Ci sono anche tecniche cognitivo-comportamentali che aiutano ad accettare i pensieri senza combatterli e favoriscono col tempo una naturale presa di distanza. Per esempio, si può immaginare di trovarsi davanti a un ruscello e appoggiare i propri pensieri sulle foglie che vi scorrono, guardandoli scivolare via.

Oppure dare un “titolo” al filone dei propri pensieri, come fosse un film, e osservare la proiezione del film nella propria mente. O ancora guardare ai propri pensieri come fossero pop-up del computer che si aprono mentre si naviga su internet, o come sottotitoli fastidiosi che passano mentre si vede un film alla tv.

IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Come spiega lo psicoterapeuta Francesco Mancini nel suo recente La mente ossessiva (ed. Raffaello Cortina), chi è prigioniero di pensieri ossessivi può tentare di neutralizzarli sviluppando delle compulsioni, cioè azioni che si sente obbligato a ripetere più volte nel corso della giornata seguendo precise regole, fino a diventare veri e propri rituali.

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC), che viene trattato farmacologicamente con antidepressivi e con la psicoterapia, colpisce 2-3 persone su 100 e compare in genere entro i 30 anni di vita. A seconda del tipo di azione che segue l’ossessione, se ne distinguono 4 tipi:

1“washing”: per la paura di contaminarsi con sporco o germi, ci si lava in continuazione;

2“checking”: nel timore di essere responsabili di una catastrofe, si controlla ripetutamente di non aver lasciato aperto il rubinetto del gas, oppure si ripercorre la strada fatta in auto per verificare di non avere
investito qualcuno;

3“ordine e simmetria”: per il timore irrazionale che accada qualcosa di spaventoso, si rifà il letto in maniera impeccabile oppure si dispongono gli oggetti in modo perfettamente allineato;

4“pensieri proibiti”: di argomento soprattutto religioso (bestemmie, immagini blasfeme) o sessuale


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Articolo pubblicato sul n.39 di Starbene in edicola dal 13/09/2016

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