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Malattie mentali: si possono curare?

La ricerca ha fatto molti passi avanti. Scopri come riconoscere i segnali e superare la vergogna

credits: istock



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di Enrica Belloni

«È la sfida del XXI secolo, visto l’incremento dei disturbi mentali», spiega il professor Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria. «In Europa, il 38,2% della popolazione soffre di disagio psichico; in Italia, 8 milioni di persone hanno problemi di ansia e 4 milioni di depressione; 1,5 milioni di italiani hanno una diagnosi di bipolarismo e 400 mila di schizofrenia. A fronte di dati allarmanti, una bella notizia: la malattia mentale si può curare e la ricerca sta facendo progressi. Per sensibilizzare, informare e promuovere nuove terapie, il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, quest’anno dedicata a un tema importante: dare dignità al malato.


La diagnosi

«Il primo obiettivo è superare la vergogna, l’imbarazzo che a volte impedisce di chiedere aiuto, tanto che i problemi psichici vengono riconosciuti con un ritardo medio che va da tre a cinque anni», aggiunge il professor Mencacci. «L’attenzione va focalizzata soprattutto sui giovani perché il 70% del disagio mentale compare entro i 25 anni». Calo del rendimento scolastico, problemi di socialità, irritabilità, tendenza all’isolamento e a elaborare pensieri ostili, disturbi dell’umore e del sonno: sono segnali che se protratti nel tempo (non settimane, ma mesi) suonano come un allarme.

A chi rivolgersi
«Il medico curante è il primo riferimento. Sarà lui a indirizzare allo psichiatra o a un neurologo specializzato. Per i bambini c’è anche il neuropsichiatra infantile», aggiunge l’esperto. Avuta la diagnosi, si procederà con la cura. Ci si può rivolgere ai Centri di salute mentale, che offrono terapie farmacologiche e riabilitative.Al Centro fa capo un’équipe costituita da almeno uno psichiatra, uno psicologo, un assistente sociale e un infermiere professionale.

Le strutture
Nei centri diurni il paziente è sostenuto nella cura di sé
, nelle attività quotidiane e nelle relazioni interpersonali, anche ai fini dell’inserimento al lavoro; mentre nei reparti ospedalieri si ricoverano i malati nei momenti di crisi acuta. Chi invece ha bisogno anche di un aiuto famigliare, abitativo e lavorativo viene accolto negli appa rtamenti protetti, dove si vive in comunità. «Non è vero che in Italia chi soffre di malattie mentali è lasciato a se tesso», conclude Mencacci. «Certo, ci sono differenze tra Regione e Regione e non nego che esistano delle lacune: però si stanno facendo molti passi avanti».

Una legge per l’autismo
Lo scorso agosto il Senato ha votato la prima legge nazionale sull’autismo, che definisce i livelli essenziali di assistenza per chi soffre di questa malattia. I servizi sociali, scolastici (con insegnanti specializzati), di avviamento al lavoro e assistenza saranno forniti anche in età adulta, con esenzione dal ticket. Questo garantirà uniformità di sostegno in tutte le Regioni. Inoltre la legge promuove la ricerca scientifica di tipo biologico e genetico (ma non è prevista una copertura finanziaria).

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Articolo pubblicato sul n. 41 di Starbene in edicola dal 29/09/2015

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