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Psicologia: l’uso del paradosso

Ragionare “per assurdo” aiuta a risolvere i problemi e a sbloccare situazioni difficili. Ecco alcune strategie da applicare ogni giorno



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di Marta Erba, medico psicoterapeuta

Crediamo di essere persone razionali. Di agire in modo logico, ponderato, coerente. Ma la nostra vita è costellata di paradossi, cioè di situazioni contraddittorie. Qualche esempio? Quando non vorremmo pensare a una cosa sgradevole ci concentriamo ancora di più su ciò di cui vorremmo liberarci.


E cosa dire delle nostre relazioni? Coesistono sentimenti opposti come la felicità e l’angoscia, il piacere e il dolore, l’amore e l’odio. Eppure i paradossi fanno bene: da una parte destabilizzano, dall’altra possono essere illuminanti. Coltivare l’arte del paradosso aiuta a sbloccare situazioni che sembrano senza via d’uscita. Ecco alcune strategie da applicare alla vita di tutti i giorni. Con un’avvertenza: si tratta di un’arte da usare con intelligenza e moderazione.


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GIOCARE CON LE PAROLE

Mi sento terribilmente insicuro”, dice un vostro conoscente. Prova a ribattere: “Sei sicuro di essere insicuro?”. Se risponde di sì, non è poi così insicuro come sostiene. Allo stesso modo, a chi afferma con aria affranta di “non credere più a niente”, puoi replicare: “Lo credi davvero?”. E a chi sostiene di “fallire in tutto ciò che fa”, si può ribattere “Come riesci, sempre e infallibilmente, a fallire?”. Le affermazioni paradossali sono utili a sgretolare le certezze. Sono destabilizzanti, mandano in confusione, ma al contempo forniscono una lettura diversa della realtà.

STORCERE PER RADDRIZZARE

L’amica si lamenta sempre per questioni banali (un giorno ha mal di testa, un altro non ha digerito bene, quello dopo si sente stanchissima)? Prova ad amplificare la gravità della situazione, dicendo per esempio: “Si vede proprio che stai male, vuoi che chiami il 118?”. Sarà lei stessa a ridimensionarla. Come recita una massima cinese: “Se vuoi raddrizzare una cosa, impara a storcerla di più”. Se esageri la posizione assunta dal tuo interlocutore, questo si rivolgerà autonomamente nella direzione opposta fino a raggiungere l’equilibrio.

RALLENTARE IL PASSO

Spesso, quando si hanno mille cose da fare o un problema complesso da gestire, ci si sente bloccati e spaventati. Come farò a venirne fuori? Sarò in grado di sostenere tutto questo? Per aiutare una persona che si trova ad affrontare un percorso a ostacoli, più che spronarla a moversi è utile raccomandarle di “andare piano”. È il modo migliore per permetterle di sbloccarsi e agire. Napoleone, amante delle affermazioni paradossali, diceva: “Siccome ho molta fretta, vado molto piano”.

CONFONDERE PER VINCERE

L’amico o il partner dice bugie a ripetizione? Invece che invocarne la sincerità, affrontalo con questa frase paradossale: “Continua pure a mentirmi, così capirò meglio le tue verità”. Lo manderai in confusione, si sentirà smascherato e più facilmente riconoscerà di avere mentito. Gli antichi cinesi chiamavano questa strategia: intorbidire le acque per far venire a galla i pesci. È la stessa usata dallo psicoterapeuta e ipnotista Milton Erickson con i pazienti che rifiutavano di sottoporsi all’ipnosi. Diceva loro: “Mi fa piacere che si opponga al mio trattamento, ho proprio bisogno di questo per far sì che funzioni”. Confusi e disorientati, i pazienti diventavano facilmente ipnotizzabili.

CEDERE ALLE TENTAZIONI

Che languorino…. Devo resistere!” Lo diciamo spesso di fronte a un cibo appetitoso. Ma è davvero necessario resistere? Prova a fare come Oscar Wilde, che sosteneva: “Resisto a tutto tranne alle tentazioni”. Lo scrittore irlandese usava spesso affermazioni paradossali come questa, che proprio perché contraddittorie rivelano importanti verità. Solo se ci concediamo il piacere da cui siamo irrimediabilmente tentati potremo poi rinunciarvi. Se invece continuiamo a resistervi, il desiderio rischia di diventare un’ossessione sempre presente nella nostra mente, fino a diventare irresistibile.

PORGERE L'ALTRA GUANCIA

Qualcuno continua a stuzzicarti e non ne puoi più? Mostrare fastidio lo stimola solo a rincarare la dose, allora prova a fare il contrario: manifesta apprezzamento e chiedigli di continuare. L’insegnamento viene nientemeno che da Gesù Cristo, altro artista del paradosso. Quando invitava, in reazione a uno schiaffo, a “porgere l’altra guancia”, non era un modo per predicare la non-violenza (in tal caso avrebbe suggerito piuttosto di non fare nulla), ma suggeriva una precisa strategia paradossale. Sollecitare il nemico ad accanirsi contro di noi è un modo per confonderlo e bloccarlo, annullandone l’aggressività e rendendolo quindi meno pericoloso.

AFFRONTARE LE BATTAGLIE

Ti è mai capitato di tirarti indietro di fronte a una sfida che avresti voluto superare ma per cui non ti sentivi all’altezza? Magari all’ultimo momento hai dato maggior peso ai rischi che avresti potuto correre rispetto alle soddisfazioni che avresti potuto ricavarne. E forse oggi ti dispiace essere stata troppo prudente. La prossima volta, tieni a mente la frase paradossale di Fernando Pessoa: “Porto addosso tutte le ferite delle battaglie che ho evitato”. Il poeta portoghese aveva capito che le ferite più dolorose non sono quelle che ricevi nelle battaglie che combatti, ma quelle che ti lasciano le battaglie cui rinunci.


NON TEMERE I PROBLEMI

La tua vita è un susseguirsi di imprevisti e pasticci in cui rimani puntualmente invischiata? Tranquilla, è tutta salute. Se ogni giorno devi risolvere mille problemi, significa che hai una vita piena e ricca. Non solo: imparare ad affrontare le difficoltà migliora le nostre capacità di gestire ogni genere di imprevisto. Lo diceva anche lo psicoanalista Carl Jung: “L’uomo ha bisogno di difficoltà, sono necessarie alla salute”. E a chi si sente particolarmente sotto pressione è utile ricordare anche la frase paradossale del grande filosofo Friedrich Nietzsche: “Bisogna avere dentro di sé il caos per partorire una stella danzante”.

STRATEGIE ANTIPANICO

Molti disagi psicologici hanno una natura paradossale. Il disturbo da attacchi di panico è basato sulla “paura della paura”: è proprio il terrore di incorrere nella situazione angosciante del panico a provocarlo. Chi invece è affetto dal disturbo ossessivo-compulsivo mette in atto una serie di rituali (lavarsi ripetutamente le mani, controllare che il gas sia chiuso, eccetera) con l’illusione di controllare la realtà, ma è proprio la complessità di questi rituali a fargli perdere il controllo. 

>Per interromperli, Paul Watzlawick e Giorgio Nardone, i due fondatori della psicoterapia strategica, hanno ideato una tecnica paradossale: la “prescrizione del sintomo”. A chi soffre di attacchi di panico si prescrive la “peggiore fantasia”, invitandolo ad autoprovocarsi un attacco di panico in particolari condizioni; a chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo si prescrivono i rituali di cui vorrebbe liberarsi, ma esasperandoli. In entrambi i casi si blocca la natura spontanea e incontrollabile dei sintomi, riducendone di conseguenza il potere.

Articolo pubblicato sul n.21 di Starbene in edicola dal 10/05/2016

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