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Tatuaggi: meglio pensarci prima di farli, che cancellarli

La nuova tendenza in fatto di tatuaggi? Cancellarli in tutto o in parte per modificarli. Come? Ce lo spiega un’esperta che invita, però, a riflettere bene prima di farli. I motivi te li spieghiamo qui

credits: iStock




La nuova tendenza in fatto di tatuaggi è quella del “tattoo-changing” che, partita dagli Stati Uniti, ora spopola in Francia, dove si parla di “détatouage”, e anche in Italia. Lo rivela uno studio condotto da Quanta System Observatory, effettuato con il metodo della Web Opinion Analysis. I dati emersi? Oltre 1 milione e 200 mila sono gli Italiani pentiti della scelta, che ricorrono alla medicina estetica per rimuovere completamente i tattoo. Un numero ben più consistente (3,5 milioni di persone) li vuole cancellare solo in parte, per poterli modificare. Questo vuol dire 1 tatuato su 2, visto che, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese ce ne sono ben 7 milioni. 

Ma che cosa fare per cancellare un tatuaggio? Ce lo spiega il segretario scientifico dell’Isplad (Società internazionale di dermatologia plastica ed estetica), la dermatologa Mariuccia Bucci. Che, a Starbene, ha svelato anche alcuni possibili rischi nascosti dietro a questa tendenza.


COME CANCELLARE I TATTOO

Per fortuna, dermoabrasione, salabrasione ed escissione chirurgica sono tecniche superate per rimuovere i tatuaggi. Per fortuna, perché erano molto invasive, poco selettive e lasciavano marcati esiti cicatriziali. Oggi, il dermatologo o il medico estetico ricorre ai laser a impulso corto, cioè con una durata d’impulso nell’ordine di nanosecondi. «Il laser agisce con un impatto fotomeccanico: in pratica, frammenta le gocce di inchiostro nella pelle fino a che arrivano alla misura di 5-10 micron: allora, vengono eliminate da cellule specifiche del sistema immunitario, i macrofagi», spiega la dermatologa.
Per quanto riguarda il procedimento, si anestetizza la zona con una crema, poi si procede al laser. Subito dopo si passa il ghiaccio. Per circa una settimana si possono avere gonfiore e rossore che spariscono con l’uso di una pomata lenitiva. Si verifica anche un “effetto pop corn”, cioè la zona risulta più chiara, ma la differenza cromatica va via in fretta.


DUE TIPI DI LASER
I tipi di laser utilizzati sono due: il laser Q Switched e il Picolaser. «Il primo è meno caro (costa da 150 euro a seduta), ma prevede un trattamento più lungo, perché non si possono fare sedute troppo ravvicinate: ci vuole una pausa di due mesi tra un appuntamento e un altro affinché le croste provocate dal laser si cicatrizzino. Il Picolaser (detto così perché lavora in picosecondi), più recente e avanzato, invece, permette sedute mensili ma è decisamente più caro (da 300 euro l’una circa)», precisa la dermatologa.

NON È UN COLPO DI SPUGNA
In entrambi i casi, tuttavia, bisogna mettere in conto un trattamento abbastanza lungo. «Il “détatouge” non è un colpo di spugna», tiene a sottolineare la dermatologa. «Che siano le 15 sedute medie del Q Switched o le 12 del Picolaser, è necessario preventivare un anno e più per liberarsi, e non sempre in modo perfetto, di un tattoo. Il numero di sedute varia in base alla potenza dello spot (cioè la larghezza del raggio laser utilizzato), ma anche alle caratteristiche del tatuaggio: estensione, profondità d’impianto e quantità del pigmento utilizzato. I risultati, inoltre, dipendono anche dal tipo di pelle, dal colore della carnagione (più è scura, più è difficile da trattare), persino da se si è fumatori o no (il fumo inibisce l’azione dei macrofagi, le cellule che eliminano le tracce d’inchiostro frantumato)».

OCCHIO AL COLORE DELL’INCHIOSTRO
Ma non è tutto: un’altra variabile da mettere in conto, infatti, è il colore dell’inchiostro usato per il tattoo. In pratica: diversi gli spettri di assorbimento dei colori, diverse le lunghezze d’onda necessarie per eliminarli. «Così, il nero e il rosso sono i più facili da rimuovere, i blu e i verdi i più difficili. In genere, quelli policromatici sono ostici e possono lasciare sulla pelle il cosiddetto “effetto ghost” (fantasma), cioè un alone in trasparenza del disegno che si era tatuato (alone resistente al Q Switched molto meno al Picolaser)», spiega la dermatologa Bucci. Che aggiunge: «I tatuaggi colorati non solo sono i più difficili da rimuovere, ma, in alcuni casi, i più rischiosi». Tre anni fa il Rapex (European Rapid Alert System for non-food consumer products), cioè il sistema europeo di allerta rapida per i prodotti di consumo non alimentari pericolosi, ossia che rappresentano un rischio grave per la sicurezza dei consumatori, ha stilato un elenco di coloranti cancerogeni e fatto divieto di commercializzare vari tipi di inchiostro del marchio statunitense Intenze utilizzati anche in Italia: Coral, Dijion, Dragon Yellow, Egg Shell, Lemon Yellow, Maroon, Maroon Honey, Mustard, Persian Red, Rubber Doll, Salmon, Sangria, Sunburn, Yellow Orchid, Golden Rod.
Il motivo? Contengono un’ammina aromatica, chiamata o-anisidina ritenuta “carcinogenic, mutagenic, toxic and sensitizing” e già vietata da una risoluzione del Consiglio d’Europa del 2008 perché cancerogena. 
Proprio il Rapex, consigliava di farsi togliere i tatuaggi che contenevano i coloranti segnalati, sebbene il rischio di sviluppare un tumore fosse molto ridotto. Tuttavia, nei congressi medici più recenti si è molto parlato dei possibili rischi proprio della rimozione di questi coloranti: «Come abbiamo detto, il laser frantuma l’inchiostro in particelle microscopiche che poi le cellule spazzine, i macrofagi, eliminano “assorbendolo”. Proprio il riassorbimento di questi granuli d’inchiostro, quindi, può comportare il rischio di mandare in circolo nell’organismo quelle sostanze cancerogene», avverte l’esperta.


PRECAUZIONI DI BUONSENSO
L’invito è, dunque, quello di non prendere alla leggera i tatuaggi (si tratta comunque di un piccolo intervento chirurgico) e di pensarci bene prima di farli, visti i costi, la durata delle procedure di rimozione e, a volte, i risultati non perfetti. Chi è determinato a farli, invece, osservi queste importanti precauzioni:

1) affidarsi solo a studi di tatuatori con personale preparato;

2) chiedere all’autorità sanitaria locale tutte le informazioni necessarie sulle licenze e sui requisiti di sicurezza;

3) pretendere sempre “il certificato” o la scheda tecnica dei coloranti usati per il tatuaggio (certificato peraltro utilissimo al dermatologo o medico estetico che deve eventualmente cancellarlo);

4) osservare, infine, che siano rispettate le procedure di conservazione degli inchiostri e l’igiene degli strumenti, indispensabili per scongiurare gli altri noti e possibili rischi dei tatuaggi: allergie, infezioni, epatite B e epatite C, tetano e nei casi peggiori, virus dell’Hiv. 


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