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Tinte low cost? No, grazie

I dermatologi sono preoccupati per le patologie al cuoio capelluto. La soluzione? Scegliere trattamenti a norma di legge

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di Laurence Donnini

30% in più nel giro di pochi mesi: è la progressione dei problemi dermatologici da contatto con tinture per capelli. E secondo i dermatologi l’impennata dei casi ha una ragione: il ricorso sempre più diffuso ai parrucchieri low cost, il più delle volte di nazionalità cinese, dove spesso si utilizzano prodotti non a norma. I rischi? «Si va dalla perdita temporanea dei capelli, all’infiammazione del cuoio capelluto che, se diventa cronica, può determinare un disturbo come il lichen plano pilare, che rende calvi», avverte il professor Fabio Rinaldi, dermatologo, presidente dell’International Hair Research Foundation e docente all’Università di Parigi. «In caso di irritazione o di prurito dopo un trattamento, consiglio di rivolgersi subito al dermatologo ed evitare nuove tinture», continua il medico.
Solo lo specialista, infatti, può contrastare l’infiammazione e, con le terapie adatte, evitare il peggio. Purché poi non si torni a tingersi senza le dovute garanzie, scegliendo da quel momento saloni che utilizzano colorazioni “sicure”.

OK SE SEGUONO LA NORMATIVA EUROPEA
«Le tinture per capelli, come tutti i cosmetici, sono sottoposte alla normativa europea che tutela la salute del consumatore e lo dimostrano in tre modi: sulle confezioni devono essere riportate le avvertenze, ma soprattutto la funzione d’uso (tintura permanente, semipermanente…) in lingua italiana. Deve poi esserci il nome di una persona responsabile per l’Europa», spiega Stefano Dorato, direttore delle relazioni scientifiche e normative di Cosmetica Italia, l’associazione delle imprese cosmetiche del nostro Paese. In mancanza di questi tre requisiti, il trattamento proposto non rispetta i criteri di sicurezza ed è meglio rinunciare.

NO AI PREZZI STRACCIATI
La discriminante che ti fa capire se è il caso di chiedere di vedere le confezioni o se puoi fidarti è il prezzo. «Quando è inferiore del 40-50% rispetto alla media dei parrucchieri della tua città, stai in guardia. Si può fare lo sconto sullo styling o sul taglio, ma shampoo, lacche e tinture di qualità incidono molto sul costo finale», conclude Dorato. Un’alternativa che salva salute e portafoglio? Acquista un prodotto fai da te di buona qualità (dai 10 e in su) e chiedi al parrucchiere low cost di usarlo al posto delle sue tinture.

IL PREZZO GIUSTO PER IL COLORE
Prodotto colorante, mantellina, guanti, Iva, energia elettrica, costo della manodopera... sotto una certa cifra non si può proprio scendere! Ecco qualche esempio.
35 euro a Milano. Qui la presenza dei saloni a basso costo è massiccia, ma le spese di gestione mantengono alti i prezzi.
25 euro a L'Aquila. Nelle città di provincia “l’invasione” dei parrucchieri low cost non è ancora virale.
30 euro a Bari. Qui la concorrenza sleale arriva soprattutto da chi fa servizio a domicilio, senza rilasciare ricevuta.


Articolo pubblicato sul n° 14 di Starbene in edicola dal 24 marzo 2015

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