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Biologico: come acquistare in sicurezza

Aumentano le vendite di prodotti naturali, soprattutto da parte delle famiglie. Scopri come evitare le frodi



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Fra i consumatori cresce la richiesta di prodotti naturali, ottenuti senza l’uso di fitofarmaci: il giro d’affari, in Italia, supera i 2 miliardi di euro l’anno. Ma anche in questa filiera virtuosa sono possibili truffe: «Capita che si spaccino per biologici cibi che non lo sono affatto», spiega il dottor Luciano Atzori, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti (alimentiesicurezza.it).

Negli ultimi mesi si sono registrate alcune frodi clamorose: aziende agricole del vercellese spacciavano per bio riso trattato con dosi massicce di diserbanti, mentre associazioni criminali attive tra Centro e Nord Italia importavano soia, mais, grano e lino Ogm da Romania e Paesi extra-Ue certificandoli come naturali. E allora... gira pagina e scopri come non farti ingannare.

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1 FAI ACQUISTI NEI NEGOZI SPECIALIZZATI

«I punti vendita di prodotti esclusivamente biologici devono rispettare il regolamento Cee 2092/91 (codexsrl.it/legislazione/2.pdf), che li obbliga a dotarsi di una specifica certificazione, rilasciata solo dopo attente verifiche», chiarisce il dottor Atzori.

In alternativa, puoi affidarti alla grande distribuzione: «Da qualche tempo alcune catene, come Esselunga e Coop, hanno creato una propria linea bio super controllata, che comprende alimenti secchi, come pasta e biscotti, ma anche freschi, per esempio yogurt e formaggi».

2 PRIVILEGIA I MARCHI NOTI

Se, invece, compri cibi biologici in negozi che vendono anche prodotti convenzionali, punta sui marchi noti: «Sono una garanzia, perché vengono sottoposti a monitoraggi continui e rigorosi.

Invece, evita gli acquisti su internet: nelle maglie della rete spesso passano alimenti privi dei necessari requisiti. Se proprio decidi di affidarti al web, seleziona piattaforme conosciute», raccomanda il nostro esperto.

3 OPTA PER IL BIOLOGICO LOCALE

Quello di importazione in genere è di qualità molto inferiore: «Pomodori cinesi, peperoncini vietnamiti e lenticchie turche bio non hanno nulla a che vedere con gli analoghi prodotti italiani, perché molti Paesi, soprattutto extraeuropei, autorizzano l’uso di sostanze che da noi sono vietate.

Inoltre, quanto è davvero “naturale” un cibo che viaggia a lungo, stipato in celle frigorifere dove matura grazie all’impiego di etilene?», mette in guardia Atzori. La legge, da qualche anno, autorizza l’uso di questo gas anche nel biologico ma il suo impiego è molto limitato (se non nullo) negli alimenti a km zero.

4 VERIFICA CHE CI SIA IL LOGO

In base ai regolamenti Ce 834/07 e 889/08, (feder.bio/download.php?parent=441) che disciplinano il settore, le etichette dei cibi biologici devono riportare il marchietto europeo: «È rappresentato da una foglia stilizzata composta da dodici stelle bianche su fondo verde o nero», chiarisce Atzori. Il logo è obbligatorio per certificare prodotti confezionati italiani che abbiano una percentuale di ingredienti bio non inferiore al 95%, è facoltativo per gli alimenti con le stesse carteristiche ma che arrivino da altri Paesi ed è sempre vietato se la percentuale “naturale” è inferiore al 95%

«Accanto al logo, verifica che siano presenti le altre indicazioni previste dalla legge, ovvero la nazione o la zona di provenienza (It per l’Italia, Ue per gli Stati appartenenti all’Unione, Non-Ue per quelli extraeuropei), il metodo di produzione (bio), il codice dell’azienda produttrice, il marchio, il nome e il numero di autorizzazione di uno degli enti di certificazione autorizzati dal Ministero delle politiche agricole (per esempio, Aiab, Ecocert Italia, Bioagricert). Trovi l’elenco completo su sinab.it)».

Anche i cibi venduti sfusi, come frutta e verdura, devono riportarle sull’etichetta stampigliata al momento del peso. «Più complicata è la tutela degli acquisti all’interno di fiere o mercatini locali, dove non sempre i produttori dispongono di bilance elettroniche adatte, ma si ha comunque il diritto di chiedere la documentazione di conformità, che va esposta sul banco», aggiunge l’esperto in igiene e sicurezza degli alimenti.

5 NON FARTI INGANNARE DALL'ASPETTO

Le frodi più sofisticate prevedono anche la contraffazione dell’etichetta: «In questo caso, cade ogni possibilità di verifica da parte del consumatore. Ma, se si tratta di frutta e verdura, ci si può affidare al metodo empirico», rassicura Luciano Atzori.

In che cosa consiste? «Il vero biologico è imperfetto nella forma e nel colore, quindi l’aspetto esteriore può dire molto sul metodo di coltivazione. Insomma, diffida di vegetali biologici belli, lucidi e privi di imperfezioni: il fatto che non siano omogenei nemmeno in termini di dimensioni è la garanzia di una produzione che avviene secondo natura e rinuncia all’impiego di sostanze chimiche », conclude il nostro esperto.

UN AIUTO DA APP E DATABASE

>«Per controllare “quanto” è bio il cibo che vuoi acquistare, usa Icea Check Food, l’app realizzata dall’Istituto certificazione etica e ambientale (Icea) scaricabile dal sito icea.info. Inserendo negli appositi spazi gli eventuali additivi presenti, puoi capire se sono compatibili con il metodo di produzione biologico», chiarisce il dottor Luciano Atzori.

>Un altro strumento utile è Data Bio (databio.it), il database messo a punto dalla Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica e dall’Ente di accreditamento Accredia: «Ti permette di verificare l’attendibilità delle aziende e di tracciarne tutti gli alimenti», precisa l’esperto.

>Infine, se ti interessa avere un elenco completo dei produttori e dei negozi certificati, consulta biobank.it.

SEMPRE PIÙ FAMIGLIE SCELGONO IL BIO

Mentre i consumi di alimenti tradizionali sono fermi al palo, aumentano esponenzialmente le vendite di prodotti biologici: +20% nel 2015 (dati Ismea), con un contributo significativo da parte del Nord Italia, dove si concentrano i due terzi degli acquisti.

Tra i cibi più gettonati nel 2015 i cereali (+28% rispetto all’anno precedente) e gli ortaggi freschi (+21,8%). Ad amare i prodotti bio sono ben 18,4 milioni di famiglie italiane: 3,2 milioni (14,8% più del 2014) sono clienti abituali e li comprano tutte le settimane; altri 3,2 milioni (+8,4%) li acquistano 1 volta al mese, mentre 12 milioni li mettono nel carrello ogni 3 mesi.

I consumatori più affezionati e fedeli sono prevalentemente donne, di due differenti fasce d’età: tra 25 e 44 anni e fra 55 e 64 (fonte: ricerca Nielsen L’alimentare e il biologico in Italia, commissionata da Assobio).

Articolo pubblicato sul n.25 di Starbene in edicola dal 07/06/2016

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