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Pollo: lo sapevi che?

Non è allevato con gli ormoni e contiene lo stesso ferro della carne rossa. I sei falsi miti da sfatare quando si parla di carni bianche



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Gli italiani amano il pollo. La conferma arriva da un sondaggio Doxa per Unaitalia, l’Unione Nazionale delle Filiere Agroalimentari delle carni e delle uova: otto italiani su dieci lo consumano almeno una volta la settimana e sette su dieci considerano il pollo la miglior carne dal punto di vista nutrizionale.

Nonostante questo largo consenso le carni bianche sono ancora vittime di molti pregiudizi che la nuova campagna “6 verità sul pollo (che gli italiani ancora non sanno)” promossa dalla piattaforma www.vivailpollo.it di Unaitalia, mira a sfatare con la collaborazione di un team di autorevoli esperti.


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Il pollo italiano non ha ormoni

Il 78% degli italiani pensa che ai polli vengano somministrati ormoni per favorirne la crescita. «In realtà gli ormoni non solo sono vietati per legge – spiega Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Policlinino Umberto I di Roma – ma sono inutili e anti-economici. Sbagliato quindi limitare il consumo di pollo in età pediatrica considerato anche il fatto che questa carne ha ottime valenza nutrizionali».

Se non ci sono ormoni allora perché i polli sono più grossi rispetto a qualche decennio fa? Perché sono migliorate le metodologie di allevamento, la selezione delle razze e l’alimentazione degli animali.

Gli antibiotici non servono  

«Negli allevamenti italiani, gli antibiotici sono usati solo a scopo curativo e solo quando strettamente necessario – precisa Guido Grilli, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Milano – È da escludere quindi che i medicinali vengano usati come promotori della crescita».

Lo confermano i severi controlli sanitari che non registrano residui di antibiotici pericolosi per l’uomo nei polli di allevamenti italiani. Una rassicurazione in più per il 74% degli italiani convinto che gli antibiotici vengano utilizzati per far crescere meglio e più in fretta i polli.

Batteria? No, grazie

Da cinquant’anni in Italia non esistono più le gabbie: il 100% dei polli e dei tacchini italiani viene allevato a terra, all’aperto o più frequentemente all’interno di ampi capannoni ben areati e illuminati dove gli animali razzolano liberamente su strati di paglia o truciolati di legni assorbenti e igienici.

Perché allora l’83% degli italiani pensa che i polli siano allevati in batteria? Perché li confonde con le galline ovaiole che spesso vengono tenute in gabbia per una maggior igiene delle uova che producono.

Mai sotto l’acqua

Il 77% degli italiani pensa che il pollo sia da lavare prima di metterlo in pentola. In realtà il lavaggio non elimina eventuali microrganismi presenti sul pollo come su altri alimenti crudi ma anzi aumenta il rischio di contaminare il lavello, i piani della cucina, i taglieri e tutto quello che viene a contatto con il pollo.

Solo la cottura infatti elimina tutti i microrganismi che possono causare problemi alla salute. Buona regola quindi tener separato il pollo crudo da altri alimenti, conservarlo alla giusta temperatura e passarlo subito dal frigorifero alla pentola lavando bene le mani e gli eventuali attrezzi che sono serviti a contenerlo e tagliarlo.

Nel pollo ci sono tanto ferro, molte proteine e pochi grassi

Per sette italiani su dieci la carne bianca contiene poco ferro rispetto a quella rossa. «Il ferro c’è in tutte le carni, indipendentemente dal colore – spiega Giorgio Calabrese, docente della Scuola di Specializzazione di Medicina dell’Università degli Studi di Torino – Ad esempio, nella coscia di pollo c’è lo stesso quantitativo di ferro della costata di manzo».

Identico il discorso delle proteine, presenti in ugual percentuale praticamente in tutte le carni. «Quello che c’è da dire però è che la carne di pollo e tacchino è particolarmente digeribile e magra: contiene cioè pochi grassi, concentrati nella pelle e quindi facilmente eliminabili, e quelli presenti sono di ottima qualità cioè per lo più insaturi e polinsaturi» conclude il nutrizionista.

Tutto il pollo che arriva sulle nostre tavole è made in Italy

Quasi un italiano su due non lo sa ma «siamo un Paese con una grande tradizione avicola – spiega Lara Sanfrancesco, direttore di Unaitalia - La produzione italiana basta per il consumo del Paese e permette di coprire anche le esportazioni: non serve quindi importare pollo dall’estero».

Per avere la conferma che tutto il pollo che mettiamo in pentola è italiano basta comunque leggere l’etichetta al momento dell’acquisto: dal primo aprile 2015 è obbligo per tutte le carni fresche e congelate commercializzate in Europa riportare l’indicazione di origine.

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