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Pane al carbone vegetale: fa davvero bene?

Ha conquistato i consumatori, ma per il Ministero della Salute la vendita è illegale. Ecco quello che devi sapere

credits: iStock



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di Valeria Ghitti


Pane nerissimo e altri prodotti da forno realizzati con l’aggiunta di carbone vegetale, hanno conquistato i consumatori nonostante il prezzo proibitivo (6-8 € al chilo). «Sono buoni e fanno bene alla salute», sostiene chi li ha assaggiati. Ma è vero? Ecco quello che devi sapere. 


Che cos’è?

«Il carbone vegetale è una polvere nera e porosa che si ottiene trattando con vapore ad alta pressione e temperatura elevata fibre di legno sottoposte prima a pirolisi, una sorta di combustione senza ossigeno», spiega il tecnologo alimentare Giorgio Donegani. 


È sicuro?

Negli Stati Uniti la sua aggiunta ai cibi è vietata. La motivazione è che potrebbe contenere idrocarburi policiclici aromatici (IPA) potenzialmente cancerogeni. «L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sostiene invece che come colorante alimentare (chiamato E 153) il carbone vegetale può essere usato senza rischi, a condizione che gli IPA eventualmente presenti siano meno di 1 microgrammo per chilo», sottolinea Dario Dongo, avvocato esperto in diritto alimentare. 


A quali alimenti può essere aggiunto?

La legge consente il suo impiego nei “prodotti da forno fini”, una categoria molto ampia di cibi dolci e salati (come biscotti, torte, muffin, barrette di cereali, grissini, cracker, fette biscottate), che esclude però il pane. «Il colorante è poi ammesso in altri alimenti (formaggi, crostacei, pesce affumicato) e può essere venduto direttamente, sempre per uso culinario (quindi, volendo, si può usare per il pane fatto in casa)», precisa Dongo. Non c’è un limite da non superare, le norme indicano semplicemente di utilizzarne “quanto basta” (10-15 g per chilo di farina è il suggerimento sulle confezioni del colorante venduto direttamente).


Ha virtù benefiche?

“Il carbone attivo contribuisce alla riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale: è la scritta autorizzata dall’Unione Europea per gli alimenti che ne contengono 1 grammo per porzione, e deve essere accompagnata dall’indicazione al consumo (1 g almeno 30 minuti prima del pasto e 1 g subito dopo). Ma nei giorni scorsi il nostro Ministero della Salute ha precisato che la vendita di cibi al carbone vegetale, che vantano benefici per la salute, è da considerarsi illegale, perché questi prodotti rientrano nei cosiddetti “novel food” per i quali è necessaria un’autorizzazione preventiva che al momento non c’è.


Meglio le pillole?

«Non possiamo escludere che grissini & Co. “neri” possano avere effetti paragonabili a quello del carbone vegetale in pillole», dice Diana Scatozza, medico nutrizionista. «Ma se l’acquisto di questi prodotti è motivato non tanto dalla curiosità quanto da problemi di salute (aerofagia, meteorismo, flatulenza), consiglio di preferire gli integratori, che costano anche meno (in media 6-7 e per 50 capsule). «Attenzione, però», avverte la nostra esperta: «Vanno presi sotto controllo medico e per periodi limitati perché possono ridurre l’efficacia dei farmaci (se ne stai prendendo), ostacolare l’assimilazione dei nutrienti e alterare l’equilibrio della flora intestinale».


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Articolo pubblicato sul n. 6 di Starbene in edicola dal 26/01/2016

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