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Giro del mondo… a tavola

Dalla cinese all’indiana, la cucina etnica piace sempre di più: attenzione però alle scelte, per mangiare non solo gustoso ma anche sano



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Non ci sono dubbi: la cucina italiana è una delle migliori al mondo ma, in ogni caso, gli abitanti del Bel paese non disdegnano affatto i ristoranti etnici.

Secondo un recente sondaggio, un italiano su due li ha sperimentati almeno una volta nella vita e il 19% li frequenta circa una volta al mese. Il 40% sceglie i ristoranti cinesi, il 16% quelli giapponesi seguiti dai messicani (15%) e dagli indiani (10,6%). Attenzione però ai piatti che si scelgono: molti, pur essendo gustosi, hanno qualche pecca dal punto di vista nutrizionale.


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Sì al vapore nella cucina cinese

In Italia, quella cinese è la più conosciuta tra le cucine etniche. Attenzione innanzitutto ai fritti: i piatti che più spesso si ordinano come le nuvole di gambero, gli involtini primavera e il riso alla cantonese apportano un eccesso di grassi e possono essere pesanti da digerire. Meglio preferire le preparazioni al vapore decisamente più leggere e sane.

La salsa di soia invece è molto ricca di sale, pertanto sarebbe bene non esagerare con le dosi quando la si aggiunge ai piatti. Ideale poi scegliere il ristorante cinese per pranzo piuttosto che per cena, evitando così di andare a dormire appesantiti.

Pesce crudo al giapponese

Il sushi si può considerare un ottimo cibo: fornisce proteine nobili, acidi grassi Omega 3 protettivi per l’apparato cardio-circolatorio e minerali preziosi al buon funzionamento dell’organismo. Inoltre è povero di grassi e digeribile: l’unico problema sta nella freschezza del pesce usato.

In teoria i cibi serviti nei ristoranti dovrebbero essere sicuri: meglio in ogni caso scegliere posti di fiducia, evitando quelli che espongono gli alimenti alla luce del sole o in vetrine poco pulite. Anche la tempura, il fritto giapponese, si può consumare fino a una volta a settimana, perché è più leggero di altre fritture.

Attenzione alle spezie dei piatti indiani

Rispetto alla cinese e alla giapponese, la cucina indiana è un po’ più lontana dai gusti italiani perché molto speziata. Questo può essere salutare perché l’aggiunta abbondante di spezie permette di limitare il sale, anche se d’altro canto troppe spezie non fanno bene a chi soffre di disturbi di stomaco e di intestino.

Ideale al momento della scelta è puntare sui piatti unici, completi dal punto di vista dell’apporto nutrizionale, gustosi e digeribili. Sì ai piatti cotti nel tandoori, un forno di argilla a forma di campana rovesciata che prevede cotture lente a bassissima temperatura, utili a conservare intatte le proprietà dei cibi e a permettere così di evitare l’aggiunta di grassi.

Largo al peperoncino in Messico

La cucina messicana che si trova in Italia è in genere la rivisitazione tex-Mex, tipica del sud degli Stati Uniti, che è decisamente meno varia e troppo ricca di carne rispetto a quella originale. Attenzione a non esagerare in particolare con le grigliate che possono presentare parti carbonizzate poco salutari. Moderazione anche con i fritti, da quelli di verdura fino ai dolci, di cui in genere questa cucina abbonda.

Sì invece ai piatti come le tortillas e le fajitas, dove è largamente utilizzato il peperoncino, alimento dalle molteplici proprietà benefiche che, tra le altre, favorisce la circolazione, abbassa la pressione e stimola la libido.

Cotture lente e leggere per la cucina marocchina

Pur essendo meno famosa delle altre, anche la cucina marocchina sta conquistando lentamente un suo spazio anche in Italia. Couscous, riso, legumi, verdure e pesce sono i suoi ingredienti principali, che danno vita a piatti unici, equilibrati e leggeri. La cottura nel tajine, un piatto di terracotta, consente di limitare l’uso dei grassi e di preservare gli aromi dei cibi.

Attenzione però ai piatti a base di pecora, montone e salsicce, che possono essere piuttosto grassi e difficili da digerire. Altra preparazione a rischio sono i dolci, spesso fritti e abbondantemente impregnati di olio.

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