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TTIP: gli effetti dell’accordo

Oltre che sui dazi commerciali, il trattato fra Europa e Stati Uniti inciderebbe anche sulle norme di tutela ambientale e alimentare. Ecco cosa accadrebbe

credits: iStock



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di Adriano Lovera

Del famoso trattato di libero commercio (TTIP) tra Europa e Stati Uniti sentiamo parlare da anni. Secondo i suoi sostenitori, eliminare dazi e vincoli commerciali farebbe crescere le nostre esportazioni di 120 miliardi di euro all’anno.

Ora, però, Greenpeace ha messo le mani su alcune bozze che contengono le richieste americane. Ed emerge che, se l’accordo fosse firmato, dovremmo dire addio a molte norme che regolano la salute dell’ambiente e degli alimenti. Ecco i nodi principali sul tappeto.


DUE SISTEMI AGLI ANTIPODI

Le due sponde dell’Atlantico sono regolate da principi opposti in termini di sostenibilità e sicurezza alimentare. «Se una nostra impresa produce un pesticida, prima di venderlo è obbligata a farlo approvare dall’Efsa, l’Ente europeo per la sicurezza alimentare», spiega Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace.

«Negli Usa, al contrario, il prodotto va subito in commercio. Poi spetta all’autorità pubblica, se ritiene che sia nocivo, dimostrarne i danni ed eventualmente fare causa all’azienda». 


I PALETTI SU CARNE ED ETICHETTE 

La legislazione europea sugli alimenti è molto più rigida. Qualche esempio? «Il pollo, da loro, viene “lavato” con il cloro prima di finire nei supermercati. I maiali di allevamento assumono la ractopamina, una sorta di ormone della crescita, vietato anche in Russia.

E molti prodotti agricoli, come la farina, contengono Ogm ma i consumatori non lo sanno perché non c’è l’obbligo di scriverlo sulle etichette. Sono tutte pratiche vietate in Europa», conclude l’esperta.

C’è poi la questione dei marchi Dop e Doc, che all’inizio gli Usa volevano abolire. Adesso accettano di riconoscerne 200, ma sono ben 1.500 quelli tutelati da Bruxelles. In più, rischiamo di ritrovarci nei negozi i famosi cibi low cost “italian sounding”, come il Real Asiago Cheese (prodotto nello stato americano del Wisconsin), che del tipico formaggio veneto non ha nulla.


NEGOZIATI IN  STALLO

Le trattative sono in alto mare. Il presidente francese Francoise Hollande si è appena dichiarato contrario. Angela Merkel, la premier tedesca, tentenna. Solo il presidente Usa Barack Obama ha fretta di chiudere perché a novembre scade il suo mandato e i suoi successori, Donald Trump e Hillary Clinton, non sembrano interessati all’accordo. Con buona pace del TTIP (e nostra).


SE VUOI ESPRIMERE IL TUO “NO”

In tutta Europa varie associazioni dei consumatori e in difesa delle produzioni agricole tipiche si sono mobilitate per informare l’opinione pubblica sui rischi del TTIP. È nata anche una piattaforma che raccoglie tutte le iniziative del Vecchio Continente, stop-ttip.org, dove puoi aderire alla campagna internazionale che ha l’obiettivo di raccogliere 4 milioni di firme da recapitare ai leader di Bruxelles prima del prossimo ciclo di incontri tra delegati Usa ed europei, a luglio. E per chi ama Twitter, gli hashtag più utilizzati per diffondere il dibattito critico sono #fuoriTTIP e #stopttip.


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Articolo pubblicato sul n.23 di Starbene in edicola dal 24/05/2016

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