Allergie: l’insidia nel piatto

Le allergie alimentari, cioè un’aumentata reazione nei confronti di alcune proteine presenti in determinati cibi, sono in aumento. Ma non vanno confuse con le intolleranze. L'allergologo spiega caratteristiche e differenze.

Le allergie alimentari, cioè un’aumentata reazione nei confronti di alcune proteine presenti in determinati cibi, sono in aumento. Ma non vanno confuse con le intolleranze. L'allergologo spiega caratteristiche e differenze.

La pausa pranzo non è tutta rosa e fiori per circa il 2-3% degli Italiani (e il 6-8% dei bambini): tanti, infatti, anche se in continua crescita, coloro che sono alle prese con un’allergia alimentare, cioè un’aumentata reazione nei confronti di alcune proteine presenti in determinati cibi, che può costare davvero cara. Ma non confonderle con le intolleranze.

Hai questi sintomi? Cosa fare subito

Prurito e gonfiore a labbra e gola, crampi addominali e diarrea, oppure orticaria generalizzata e raffreddore e asma sono i possibili sintomi di un’allergia alimentare che compaiono subito dopo l’ingestione di un cibo (o nelle ore appena successive). Al minimo dubbio rivolgiti a un allergologo, meglio se specializzato in allergie alimentari: prendi nota di quello che hai mangiato, raccontagli che tipo di sintomi hai avuto e se si sono ripetuti altre volte. Con il colloquio e gli esami diagnostici, avrai presto conferma o meno dell’allergia.

Che farmaci usare?

A diagnosi fatta porta sempre con te i farmaci prescritti dall’allergologo: antistaminici e cortisonici per bocca, in caso di reazioni lievi come eczema e prurito, intramuscolo se ti ricopri di orticaria e senti gonfiarsi le labbra. «Anche se hai assunto i farmaci correttamente rivolgiti al pronto soccorso per un monitoraggio della situazione e fallo sempre, anche dopo una crisi lieve», », spiega Giampiero Patriarca, già direttore del Servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma.

Non assaggiare (o annusare) i cibi sospetti

Se temi di essere allergica a un alimento non cercare l’autodiagnosi assaggiandone un boccone: «Anche una quantità minima può scatenare una nuova reazione, più violenta, con il rischio di shock anafilattico», avverte l’allergologo. «Poiché bastano dosi infinitesimali, il rischio viaggia anche per via inalatoria: se sei allergica al latte, per esempio, puoi avere una reazione semplicemente annusandolo mentre lo fai riscaldare».

Al sicuro anche al ristorante

Anche se sei allergica puoi concederti ogni tanto un pasto al ristorante, pur con le dovute precauzioni: rendi nota la tua allergia, porta sempre con te un kit di pronto soccorso con i farmaci che ti hanno prescritto per affrontare la crisi.

Se sei allergica al latte occhio agli insospettabili

Il latte può essere presente anche in prodotti “insospettabili”, quindi controlla sempre le etichette di: salse, ragù, polenta, purè di patate, ripieni di alimenti surgelati, salumi in genere (il latte in polvere può essere impiegato per amalgamare le carni), prosciutto cotto. Attenta: il latte ad alta digeribilità è delattosato, cioè a ridotto contenuto di lattosio, adatto per chi è intollerante a questo zucchero, ma l’allergia è nei confronti delle proteine del latte (come la caseina), che in questa formula sono comunque presenti. Prova con il latte di riso.

Se sei a dieta antiallergica attenta alle carenze

Escludere un alimento al quale sei allergica può voler dire dover rinunciare a cibi importanti dal punto di vista nutrizionale e per questo puoi dover ricorrere a opportuni integratori: fatteli prescrivere dal medico per evitare che possano contenere gli stessi allergeni cui sei sensibile.

Ingrassi? Forse è intolleranza

«Sovrappeso, gonfiore e tendenza all’accumulo di liquidi possono essere associati a intolleranze alimentari, ma non ad allergie», spiega Patriarca. Anzi, il dover far attenzione a quello che mangi ti aiuta a tenere sotto controllo anche il peso.

Allatta tuo figlio al seno

Il latte di mamma dà al bambino anticorpi importanti per costruire le sue difese, anche contro gli allergeni. «E anche se sei allergica, l’allattamento al seno per 4-6 mesi risulta ugualmente protettivo. C’è chi dice che in questo caso dovresti seguire una dieta specifica, ma è questione controversa e ti basta, ovviamente, evitare quei cibi cui sei allergica», spiega Giampiero Patriarca.

Non privare il piccolo di certi alimenti

«Ai figli trasmetti la predisposizione all’allergia in generale ma non la reattività a uno specifico allergene quindi se sei allergica, per esempio, al merluzzo, questo non significa che tu non debba darlo al bimbo», chiarisce Patriarca. Rispetta però sempre il calendario dello svezzamento, come da consiglio pediatrico, altrimenti sì che esponi tuo figlio al rischio di allergia.

Cura l’allergia una volta per tutte con la desensibilizzazione

Devi assumere per bocca piccole dosi crescenti dell’alimento incriminato fino alla quantità che corrisponde a un consumo medio giornaliero, in genere per 10-15 mesi. Cominci in ospedale, in ricovero o day hospital, per tenere sotto controllo eventuali reazioni avverse. Poi prosegui a casa, tornando in ospedale a ogni aumento di dose. È dispensata dal SSN, ma rivolgiti ai reparti specializzati in allergie alimentari. «La desensibilizzazione funziona nel 70-80% dei casi e non sempre ti rende completamente tollerante a quell’alimento: ma anche la tolleranza parziale è un successo perché ti protegge dalle piccole dosi “nascoste” degli allergeni», spiega Patriarca.

Intolleranze: tutta un’altra cosa

Se sei intollerante a un alimento non significa che diventerai allergica allo stesso. Intolleranze e allergie, sono due cose ben diverse. Le prime infatti:

-non dipendono dall’azione degli anticorpi: non rischi, quindi, lo shock anafilattico e non puoi diagnosticarle con i test per le allergie;

-sono dose-dipendenti, cioè possono non manifestarsi se consumi piccole quantità dell’alimento incriminato;

-hanno sintomi meno acuti (i più comuni sono stanchezza, gonfiori, mal di testa, disturbi gastrointestinali, sfoghi sulla pelle, tosse, rinite, asma) che compaiono spesso a distanza di 2-3 giorni dall’assunzione del cibo e durano a lungo.

di Valeria Ghitti