Avevo il naso tappato: erano i polipi

Tolgono il respiro e la capacità di godersi profumi e sapori, come il raffreddore e la sinusite. Ma questi "chicchi d'uva” vanno individuati al più presto, prima che crescano al punto da rendere il bisturi l'unica opzione possibile. Ecco le soluzioni da veri "cacciatori di polipi”

Tolgono il respiro e la capacità di godersi profumi e sapori, come il raffreddore e la sinusite. Ma questi "chicchi d'uva” vanno individuati al più presto, prima che crescano al punto da rendere il bisturi l'unica opzione possibile. Ecco le soluzioni da veri "cacciatori di polipi”

Polipi al naso

Valeria, 40 anni, commessa: li ha sconfitti la mia voglia di riassaporare i cibi Se hai sempre sofferto di raffreddore all’inizio ci fai poco caso. Men che meno se hai avuto a che fare con la sinusite. Fino a quando non puoi più far finta di niente: naso tappato e testa pesante che fa male proprio lì, sulla fronte e sugli occhi. Per non parlare della voce, che si fa sempre più nasale, estranea. Ecco, vi ho raccontato questi ultimi mesi di tormento, che ho lasciato passare chiedendomi: sarà allergia? Il dubbio era lecito, anche se passeggiare per i prati o spolverare non mi dava nessun problema. Così ho “tirato avanti” con suffumigi, antidolorifici, inalazioni. Intanto, avevo sempre più netta la sensazione che qualcosa nel naso si muovesse, quando mi giravo da una parte o dall’altra nel letto. Però, per decidermi ad andare dallo specialista c’è voluto il Pranzo di Babette, film rimasto nel mio cuore e nel palato per la raffinatezza dei cibi, che mi è apparso come un paradiso perduto. Infatti, giorno dopo giorno i sapori sono sbiaditi, gli odori annullati. Finalmente mi sono “ritrovata” dall’otorino. “Hai dei polipi nasali”, ha sentenziato. “Purtroppo abbiamo perso del tempo prezioso e, adesso, l’unica chance è l’operazione”. L’intervento non è stato una passeggiata ma… che meraviglia poter sentire di nuovo l’aria che passa nel naso!

Non vengono dal mare, anche se hanno un nome da “molluschi”. I polipi, ovvero i persecutori di Valeria (e del 4 per cento degli italiani, per metà donne sopra i vent’anni), sono escrescenze (iperplasie) della mucosa nasale che, a causa di un’infiammazione o di stimoli allergici troppo prolungati nel tempo, si gonfia di liquido e si ispessisce, formando una massa di tessuto dal colore pallido e dalla consistenza gelatinosa, che può ingrossarsi o moltiplicarsi. Una specie di “chicco d’uva” che si sviluppa nell’area etmoidale, una zona che si trova nella scatola cranica, sotto l’osso frontale. Certo, nel caso di Valeria più che di “chicco” sarebbe meglio parlare di “grappolo d’uva”.

D’altra parte, proprio da quanti e quanto grandi sono i polipi dipende la gravità del problema e dei sintomi. Non per niente il termine deriva dal greco antico “molti piedi”, perché questi sgraditi ospiti delle nostre vie aeree possono crescere e occupare, un po’ per volta, gli spazi vuoti delle cavità nasali, espandendosi nei seni paranasali (come il mascellare e frontale) fino alle fosse nasali e oltre. E’ quello che è successo a Valeria.

Scovali ai primi sintomi. Ma come mai la nostra amica ha perso tanto tempo prima di avere una diagnosi definitiva, scambiandoli per un raffreddore allergico? E’ un errore comune: a trarre in inganno sono pruriti e starnuti, comuni a molte forme di questo tipo. Così come è errore comune, di fronte a una sospetta allergia, quello di non rivolgersi subito allo specialista, rimandando il problema col fai da te e i farmaci sintomatici (ricordiamoci che servono per periodi limitati: se il problema non passa in pochi giorni bisogna andare dal medico); peccato, perché l’allergologo avrebbe sciolto subito i dubbi di Valeria.

Ma quali campanelli d’allarme avrebbe dovuto ascoltare davvero? Innanzitutto quello del raffreddore: se dura troppo a lungo e hai sempre la sensazione che il naso sia chiuso (anche dopo averlo soffiato) potrebbero essere polipi. Altri sintomi sono il mal di testa con senso di pesantezza sugli occhi e le continue perdite di muco (la cosiddetta rinorrea). Ma la prova del nove la dà, se si aggiunge ai sintomi che abbiamo citato, la riduzione (iposmia) o la perdita (anosmia) della capacità di percepire gli odori e, di conseguenza, il gusto di tutto quello che si mangia o si beve.

Il rischio più grande. Le complicanze che portano a problemi di gusto e olfatto hanno una motivazione meccanica: le cellule e le strutture nervose che presiedono alla captazione di profumi & Co. possono subire un danno proprio a causa dell’invadenza di queste escrescenze. Infatti, dietro la fronte e alla radice del naso, dove cioè si possono formare i polipi, si trova il bulbo olfattivo, con le terminazioni nervose che trasmettono al cervello la percezione degli odori. Gli “invasori”, comprimendole, possono danneggiarle nel tempo, a tal punto da “inattivarle”. In alcuni casi, dato che le cellule nervose non si riproducono, per sempre.

Gli esami a colpo sicuro. A Valeria è andata bene: il rischio più grosso, quello di non recuperare l’olfatto, è stato evitato. Ma che cosa scatena la crescita di questi invasivi chicchi d’uva? Siamo ancora nel campo delle ipotesi. Si pensa, per esempio, che ci sia una connessione tra formazione dei polipi e la presenza di malattie autoimmuni, o il coinvolgimento di alcune forme di allergia, proprio come sospettava Valeria. Ma qualunque siano le cause scatenanti, se c’è il sospetto di una poliposi nasale, la cosa più importante è fare al più presto una visita otorinolaringoiatrica che, in questi casi specifici, prevede un’ispezione interna del naso che deve essere eseguita con un endoscopio. “Nel 90 per cento dei casi si tratta di polipi bilaterali, presenti cioè in entrambe le parti del naso”, spiega Marco Benazzo, otorinolaringoiatra presso il Policlinico San Matteo di Pavia. “Una volta verificata la presenza delle escrescenze, per definire l’estensione della malattia, dove sono i polipi e a che stadio è la loro evoluzione, occorrerà una Tac (le normali radiografie non bastano). E’ su questa base che il medico decide per la cura farmacologica o per il ricorso al bisturi”. La terapia in genere si basa sulla somministrazione di farmaci cortisonici per via locale (gocce e spray nasale) o sistemica (orale o intramuscolare) associati ad antistaminici e a lavaggi nasali. Se i polipi sono piccoli e poco numerosi, queste cure possono essere sufficienti per eliminarli. Ma, anche in caso contrario, hanno subito un’altra utilità: “testarli”. In questo modo, infatti, i medici possono valutare meglio la tipologia delle escrescenze, il loro grado di aggressività e la possibilità di recidive.

Quando serve il bisturi. A questo punto i casi sono due: i polipi, grazie alle terapie sono regrediti, oppure i farmaci non sono bastati e si passa alla chirurgia. L’operazione è mininvasiva, e non prevede il coinvolgimento delle ossa del naso (a meno che tu non voglia approfittare dell’intervento “respiratorio” per unirlo a quello di chirurgia estetica e rifarti il profilo). I polipi si rimuovono con il microdebrider, un apparecchio trituratore-aspiratore che li elimina, tramite endoscopio, senza “strappare” la mucosa, cosa che invece poteva avvenire con le vecchie tecniche operatorie. L’intervento in anestesia generale (ma può essere in anestesia locale, se la malattia non è troppo estesa oppure quando età o altre patologie impediscono l’anestesia generale) prevede due-tre giorni di ricovero. Valeria, quando ci racconta che l’intervento non è stata una “passeggiata”, si riferisce alla fase di convalescenza, che prevede un iter preciso. Infatti, per favorire la respirazione nei primi due giorni dopo l’operazione, quando la secrezione aumenta e il sanguinamento dà origine a coaguli e crosticine, si utilizzano tamponi leggeri in spugna (non più in garza come in passato): quando vengono rimossi il fastidio c’è, ma si supera presto. E’ importante però seguire alla lettera le indicazioni terapeutiche post-operatorie: prevedono qualche giorno di riposo, terapia antibiotica con lavaggi frequenti e, spesso, unguenti locali per almeno una settimana. Successivamente possono essere prescritti degli spray cortisonici. Le visite mediche che seguono servono a controllare che tutto vada bene e a rimuovere dal naso gli ultimi “effetti” dell’operazione, come le crosticine.

Occhio alla primavera Tutto finito? Non proprio. Dopo l’operazione non bisogna abbassare la guardia, per evitare eventuali recidive, soprattutto nei periodi a rischio. Sembra infatti che i polipi abbiano una preferenza stagionale, e che tendano a “rifiorire” in primavera e autunno. Allora, un paio di controlli all’anno sono l’ideale: in questo modo eventuali ricadute potranno essere bloccate sul nascere. Ora anche Valeria ha imparato quanto il tempo sia prezioso!